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Friday, 19 April 2013

The incredible run of Caffeina Nera

Luca and his Bonnie on the Ararat Mountain

The cronicle of a six thousand miles ride in 23 days from Pescara to the Ararat Mountain and return, on a Bonneville 790... / L'incredibile cronaca di novemila chilometri in tre settimane in sella a una Bonneville da Pescara al Monte Ararat e ritorno.

One of the magic valleys of Georgia

Luca, a.k.a. “Dopato”, was born in Atessa (Chieti) 40 years ago. He's a rider since ten years ago, and a traveller ever since. He calls himself a moto-turist. His Triumph Bonneville Black 790 cc, named Black Caffeine, teleported him into a vintage world and led him to discover a wonderful alternative travel through Greece, Turkey, Georgia and Armenia. Spain, Portugal, Poland, Austria, Germany, England and France are some of the goals he already achieved, and many others are in his plans. Few weeks ago, I asked Luca write his journey report for the Inazuma cafe readers.Here it is.

Luca, per gli amici del web "Dopato", è nato ad Atessa (Chieti) 40 anni fa. E’ motociclista da una decina d’anni, viaggiatore da sempre. Si definisce mototurista. La sua Triumph Bonneville Black 790cc, detta la Caffeina Nera, lo ha teletrasportato in un mondo dal gusto retrò e gli ha fatto scoprire una meravigliosa alternativa di viaggio attraverso Grecia, Turchia, Georgia ed Armenia. Spagna, Portogallo, Polonia, Austria, Germania, Inghilterra e Francia sono invece alcune delle mete che ha già raggiunto, tante altre sono in progetto. Qualche settimana fa, ho chiesto a Luca di raccontarci il suo viaggio. Eccolo!

The black caffeine in central Anatolia

"Twenty years from now you will be more disappointed by the things you didn't do than by the ones you did. So throw off the bowlines, Sail away from the safe harbor. Catch the trade winds in your sails. Explore. Dream. Discover". With this quote from Mark Twain in mind, a late summer cloudy day, I started my solo ride through Greece, Turkey, Georgia and Armenia. Just me, my Triumph Bonneville 790 cc and many thoughts and fears in my head. A journey begins long before you leave. Route planning, places to see, guides and tips learned from the web, maps, spare parts, bike setup and stress accumulated in the frantic days earlier. Click! It's time to go.

"Tra vent’anni sarete più delusi per le cose che non avrete fatto che per quelle che avrete fatto. Quindi mollate le cime. Allontanatevi dal porto sicuro. Prendete i venti con le vostre vele. Esplorate. Scoprite. Sognate". Con questa frase di Mark Twain in testa, un giorno nuvoloso di fine estate, ho intrapreso un viaggio in moto in solitaria attraverso Grecia, Turchia, Georgia e Armenia. Una Triumph Bonneville 790 a carburatori e tanti pensieri e timori nella mente. Un viaggio inizia molto prima di partire. La pianificazione del percorso, dei posti da vedere, delle tante guide e i consigli appresi dal web, le mappe, i ricambi, il setup della moto e lo stress accumulato nei frenetici giorni precedenti. Click! É arrivato il momento di andare.

North east Aanatolia
Eastern Anatolia
The ship from Ancona threw me in this two wheels’ adventure in a foreign land. In only one day I sailed all over the mountainous coast of northern Greece. The day after I quickly crossed Istanbul and I immediately left the highways to escape the dullness of the mainstream roads. Fifty kilometers of dirt road on which I rode my Bonnie over eighty km/h in order to make it flying over the white gravel. The twin grumbles cheerfully among the many ups and downs. There's something different in the air. I feel I dive deeper into rugged and true Turkey. An invigorating çay (the turkish tea) gives me the energy to face the last kilometers before Erzurum. The mountain road winds through the clouds while I’m overtaking several trucks trudging in low gears on the challenging bends. At 2,500 meters a.s.l., while the fresh air stings me, the road bends finally down. Along the way down, my wheels start to draw big bends on the almost desolate road.

La nave da Ancona mi ha lanciato in questa avventura su due ruote in terra straniera. In un solo giorno ho visto scorrere davanti ai miei occhi tutto il montagnoso nord della Grecia. Attraversata velocemente Istanbul ho deviato su strade secondarie per sfuggire al torpore delle statali. Cinquanta chilometri di strada brecciata su cui ho lanciato la Bonneville ad oltre ottanta km/h affinché scivolasse su quel mare di pietrisco bianco. Il bicilindrico borbotta allegramente tra i tanti saliscendi. C'è qualcosa di diverso nell'aria. Sento di addentrarmi sempre di più nella Turchia aspra e vera. Un corroborante çay (té turco) mi dà nuova carica per affrontare gli ultimi chilometri prima di Erzurum. La strada, alta, si snoda tra le nuvole mentre sorpasso i tanti mezzi pesanti che arrancano a marce basse sugli impegnativi tornanti. A duemila e cinquecento metri, con l’aria fresca che punge, la strada piega finalmente verso il basso. Sulla lunga discesa e le mie ruote iniziano a disegnare grandi curvoni sulla strada quasi desolata.



Tha Caffeina Nera and the Georgean valleys

The next day is full of emotions and views of immense beauty that no photo can ever tell. The feeling is that I can bring this place and this moment with me in order to not forget, and immediately after I give full throttle, almost like flying over that patch of asphalt, to overcome a bump, bending in a curve and to get lost again, breathless, in a green valley, following a big river that runs and twists around solemn volcanic hills. And when I got to the Georgian valleys, memories even more beautiful and fascinating then before. I quickly cross the border between Turkey and Georgia heading to the capital Tbilisi. I feel like getting used to this life and be able to maintain this pace for a long time "on the road". I feel like being a wanderer without a goal, while the landscape becomes the destination, travelling thousands miles, feeling them, welcoming them. Travelling by motorcycle is not like driving a car, you feel the wind on your face, the smells, the warm and the cold and what you are watching is all around you and not a sort of television, like the windscreen of your car is. While riding, you listen to the sounds and the wind. Your body rides the bike, while your mind is enjoining the journey, making this moment unique, making you forget the fatigue.

Il giorno successivo è colmo di emozioni e panorami di smisurata bellezza che nessuna foto potrà mai raccontare. La sensazione di poter portare con me quel momento, in quel preciso posto, e non doverlo dimenticare per poi dare gas quasi come voler volare euforico su quel fazzoletto di asfalto, superare un dosso, piegarsi in curva e perdersi nuovamente col fiato sospeso in una vallata coperta di verde, seguendo un grosso fiume che corre e si attorciglia attorno a colline vulcaniche dall'aspetto solenne. Ricordi ancor più belli e affascinanti dei precedenti. Ero nel bel mezzo delle valli Georgiane. Attraverso velocemente la frontiera tra Turchia e Georgia fino alla capitale Tblisi. Ho la sensazione di iniziare ad abituarmi a questa vita e di poter mantenere a lungo questi ritmi dell’essere "on the road", di sentirmi un viandante senza meta, affinchè il paesaggio stesso sia la meta, percorrere migliaia di chilometri, sentirlo, accoglierlo. Viaggiare in moto non è come guidare un'automobile, si sente l'aria addosso, gli odori, il caldo e il freddo, lo sguardo è a tutto tondo e non dietro quella specie di televisore che è il vetro rilassato di una macchina. In moto si avvertono i suoni e il vento. É il corpo a guidare la moto, mentre la mente è alla ricerca di pensieri che consolidano il viaggio stesso e lo rendono unico, facendo dimenticare la fatica.

The Armenian border

But the near Armenian border suddenly looks far: between me and the border there is an abandoned road, full of holes and cracks that makes me jump and puts me in troubles for few hours. I’m exhausted when I finally got in front of the incredulous customs officer who is impatient to get out of his shack and I understand to be in a border post poorly attended. After nine days of travel, Armenia welcomes me with a fragrant green grass lowland and with a river that runs into a deep and narrow canyon of grey stone. A beautiful sight in a blue sky that makes the colours even more bitter and gloomy. I ride fast, one village after another and I realize that the distances are relatively short: after all Armenia is not so big. People is watching me trying to figure out what the hell is a fully equipped motorcyclist doing in those lands. The greetings of the children on the streets fill my heart. The city of Vanadzor and the Sanahin and Hagpat monasteries leave me speechless.

Il vicino confine armeno si fa desiderare: tra me e lui una strada praticamente abbandonata piena di buche e crepe che mi fanno sobbalzare e tribolare per alcune ore. Arrivo esausto davanti all'incredulo doganiere che s’affretta a venir fuori da una baracca e capisco di trovarmi in un posto di confine poco frequentato. Dopo nove giorni di viaggio, ad accogliermi in terra armena una pianura di fragrante erba verde con un fiume che corre dentro un profondo e stretto canyon di pietra grigia. Uno spettacolo bellissimo con il cielo terso a rendere i colori ancor più aspri e cupi. Avanzo veloce, i villaggi si susseguono e mi accorgo che le distanze sono relativamente brevi, l'Armenia in fondo non è così grande. La gente mi segue con lo sguardo cercando di capire cosa mai ci faccia un motociclista tutto bardato da quelle parti. Incontrare il saluto dei tanti bambini mi riempie il cuore. La città di Vanadzor, i monasteri Sanahin e Hagpat mi lasciano a bocca aperta.

A  monastery in Hagpat 

The capital, Yerevan, which is home to half of the Armenian population, is fully alive, modern, and I realize that the villages’ atmosphere is far away. The next morning I am on the Hill of the swallows to admire the monument erected in memory of the victims of the Armenian genocide. Day number ten. After few kilometres I got to Echmiadzin, the holy city of Armenia, the seat of Catholikos, the head of the Armenian Apostolic Church. I visit the cathedral built in A.D. 630. The caretaker, a lively old man, approached me to ask me where I come from and when he discovers that I’m coming from so far away he pulls out from his banquet a bundle with two peaches and gives them to me. A small gesture that seems to me immense, as if those peaches could fill the distance between me and my homeland. I thank him for the present and I give him in turn one of the key ring that I brought with me from Italy. Then I walk towards the north west. The warm and dry air of a Monday afternoon is my only company on a desolate plateau. The eagles soar in the air and I try to follow them enchanted with my eyes. At 1200 meters a.s.l., my friend Artak’s small village is dozing. The warm and disarming smile of his father Walter welcomes me. It’s the kind of true and sincere smile that fills your heart. The smile of a candid person who offers me his house, accompanied by the embraces of Artak’s mother. In a moment, 3,500 kilometres are thrown behind. I set off from Panik with my heart full of joy, I am in the essence of the trip. One last look to the mirror to watch the Armenian family greeting me warmly while they are becoming smaller and smaller far away. So I started a fantastic return. Inside the helmet my thoughts are chasing each other's. The green around me is wild, important, almost disarming.

La capitale, Yerevan, che ospita la metà della popolazione armena, la sento viva, moderna, mi rendo conto che qui la vita dei villaggi sembra lontana. L’indomani mattina mi trovo sulla collina delle rondini ad ammirare il monumento eretto in ricordo delle vittime del genocidio armeno. Giorno dieci. Dopo pochi chilometri entro a Echmiadzin, la città sacra dell’Armenia, sede del catholikos il capo della chiesa apostolica armena. Ne visito la cattedrale costruita nel 630. Il custode, un vecchio dallo sguardo vispo, mi avvicina per chiedermi da dove vengo e quando scopre che arrivo da così lontano, dal suo banchetto tira fuori un fagottino da cui estrae due asciutte pesche e me le regala. Un piccolo gesto che a me appare immenso, come se quelle pesche potessero colmare il vuoto tra me e il mio luogo d'origine. Lo ringrazio regalandogli a mia volta uno dei portachiavi che portavo con me e mi incammino verso nord ovest. L’aria calda e asciutta di un lunedì pomeriggio mi accompagna sull’altopiano desolato. Le aquile si librano in volo e io resto incantato e cerco di seguirle con lo sguardo. A 1200 metri di altezza sonnecchia il piccolo villaggio da cui proviene il mio amico Artak. Ad accogliermi il disarmante e caldo sorriso di Walter, suo padre. Uno di quei sorrisi che ti riempiono il cuore, veri e sinceri, da persona candida che ti offre la sua casa; accompagnati dagli abbracci della madre. In un attimo, tutto questo mi fa buttare alle spalle i tremila e cinquecento chilometri percorsi. Sono partito da Panik con la felicità nel cuore, ero nell'essenza del viaggio. Un ultimo sguardo allo specchietto per vedere la famiglia armena salutarmi con calore mentre diventano un puntino sempre più piccolo e lontano. Inizia un fantastico ritorno. Dentro il casco si rincorrono i pensieri. Il verde attorno a me è selvaggio, importante, quasi disarmante.

Luca and his Bonnie on the Ararat Mountain

It's really hard to describe such an amazing journey which gave me more than I expected. Being by myself allowed me to embrace the landscape around me and to do it at my own pace. Just before the border, I cross the fascinating rocky city of Vardzia, then Kars, near the ruins of the medieval city of Ani, and finally I get to a desolate dirt road in the middle of a red plateau. Fifty miles of dusty track. Now I am in the middle of a wild prairie where the silence is broken only by my restless proceed. Puffy clouds float above the valleys over the horizon, while I am leaving behind the challenging track. Day number thirteen. I’m approaching the Ararat mountain with its grandeur as I ride free towards Doğubayazıt. I'm in Kurdistan now.

É davvero difficile raccontare di un viaggio così sorprendente che mi ha regalato più di quanto mi aspettassi, l'essere solo mi ha permesso di isolarmi e di abbracciare con lo sguardo il paesaggio che mi circondava e poterlo fare al mio ritmo. Prima del confine l’affascinante città rupestre di Vardzia, poi si susseguono Kars, le rovine della vicina città medievale di Ani fino a ritrovarmi su una desolata pista di terra che si estende lungo il rosso altopiano. Cinquanta chilometri di deviazione polverosa. Ero nel mezzo di una prateria selvaggia, il silenzio era rotto solo dal mio procedere inquieto. Nuvoloni gonfi galleggiavano tra le valli all’orizzonte, mentre mi lasciavo alle spalle l’impegnativa pista. Giorno tredici. L’Ararat si avvicina con la sua imponenza mentre percorro libero la strada in direzione Doğubayazit. Sono in Kurdistan. 

Ancient Roman ruines in Kurdistan

A fall without major consequences makes me miss the opportunity to enjoy the Kurdistan as I wanted. I cross Tigris and Euphrates rivers and nine hundred kilometres after I get to Goreme where I visit the fairy chimneys and I join a balloon ride: it’s my first real break. The next day I’m in Pamukkale, which in Turkish means "cotton castle" where I take a walk around the hot spring that pours its water in the underlying limestone travertine pools forming a white fairytale. In the afternoon I visit the archaeological site of Aphrodisias: really amazing, for care and conservation. I also visit Konya for the ceremony of the Whirling Dervishes and then I get to Bodrum where I take the evening ferry to Athens, with a stop over on the island of Kos.

Una caduta senza grosse conseguenze mi fa perdere la possibilità di gustare il Kurdistan come avrei voluto. Attraverso i fiumi Tigri ed Eufrate e quasi novecento chilometri dopo arrivo a Goreme. La visita ai camini delle fate ed il giro in mongolfiera riempiono la mia prima vera sosta. Il giorno successivo arrivo a Pamukkale, che in turco significa “castello di cotone” una passeggiata nell’affascinante fonte termale che riversa la sua acqua calcarea nelle sottostanti vasche di travertino formando un bianco paesaggio fiabesco. Nel pomeriggio visito il sito archeologico di Afrodisia davvero strabiliante, per cura e conservazione. Un passaggio a Konya per la cerimonia dei Dervisci Rotanti e arrivo a Bodrum. Quest’ultimo traguardo mi serve per poter prendere il traghetto che, dopo aver fatto scalo sull’isola di Kos, alla sera mi condurrà ad Atene.

Luca in Aphrodisia wearing the colours of Bonnie Coratella MC

From the ferry bridges, the next day, I contemplate the reflections of the waves and my thoughts follow the indescribable colours and tunes that dazzle the minds of those who travel Turkey: from the rugged mountains to the low stone houses that look out on the dusty roads, through the flat semi-desert lowlands to cross at full throttle, up to the great Ararat mountain with its 5,765 meters. The ride on the island of Kos lasts less than an hour. The rest is waiting for the ferry which, in about ten hours, brings me to Piraeus overnight. A shot in front of the Parthenon, and I'm on my travel destination of Igoumenitsa. I visit the beautiful monasteries on the rock towers of Meteora and I board to Italy after a long wait. Finally I’m home with 8,717 km behind. So many memories, so many emotions. Tired but happy. I made it! Another dream pulled out from the drawer of my wishes, but many more journeys are still to draw.

Dalla balaustra del traghetto, il giorno successivo, contemplo i riflessi delle onde e i miei pensieri ripercorrono l’indescrivibile gioco di colori e di toni che abbagliano la mente di coloro che attraversano la Turchia. Dalle ruvide montagne alle basse case di pietra che si affacciano su strade polverose passando per le piatte pianure semi-desertiche da percorrere a velocità sostenuta fino all'imponente Ararat e i suoi cinquemilacentosessantacinque metri d'altezza. Il giro in moto dell’isola di Kos dura poco meno di un’ora. Il resto è attesa per la nave che in circa dieci ore di navigazione notturna mi lascia nel porto di Atene. Foto di rito davanti al Partenone e mi metto subito in viaggio con destinazione Igoumenitsa. Visito i suggestivi monasteri sulle torri di roccia di Meteora e mi imbarco dopo una lunga attesa. Finalmente l’arrivo a casa, 8717 km alle spalle. Tanti ricordi, tante emozioni e fatica che definirei positiva. Ce l’ho fatta! Un altro sogno tirato fuori dal cassetto dei viaggi in moto, molti altri ancora da pescare.


Surely you’ll think that my kind of motorcycle is not appropriate for such a journey. But in my opinion, and I’m the evidence, you have to be a rider first in your mind and in your soul before having a so-called "right motorcycle." The bike does its part, but it shouldn’t be limit of what you can do with it. Whether it's a matter of a few hundreds miles, a reunion with friends or a six thousand mile trip. Travelling on two wheels is discovering yourself, testing yourself, thoughts reverberating inside your helmet. It’s slowly getting out from your comfort zone and explore what surrounds you, at moderate speed, with a bunch of curiosity and your mind open. That’s to me being a biker.

Sicuramente qualcuno penserà che questo genere di moto sia limitante ma sono dell’opinione, e la prova, che bisogna essere innanzitutto motociclisti nella mente e nell’anima prima che avere un mezzo per così dire “adatto”. Il mezzo fa la sua parte, ma non deve assolutamente determinare i limiti di quello che si può fare con esso. Che sia un giro di poche centinaia di chilometri, un raduno con gli amici oppure un viaggio di novemila chilometri. Viaggiare su due ruote significa scoprire se stessi, mettersi alla prova, far rimbombare i pensieri dentro un casco. Uscire pian piano dalla propria comfort zone ed esplorare ciò che ci circonda, a velocità moderate, con un pizzico di curiosità e con occhi sempre nuovi. Questo per me vuol dire essere mototuristi.


Someone believed in me and in my project and gave me a concrete help to realize it: I must primarily thank Alpina Raggi, then Twin Bore workshop, my several friends as Francis and Simon who spent hours and entire evenings with me in the garage. And RBT Moto, of course. I can not thank them enough. Part of the credit goes to them if my bike was reliable, comfortable, easy to drive and safe. Ready for new adventures on two wheels. Ready to leave indelible traces on other roads a new landscapes always seeking inside a moto-tourist who wants to continue to get excited on two wheels. Click! It's time to go.
Qualcuno ha creduto in me e in questo progetto e mi ha dato un fattivo aiuto nel realizzarlo, in primis l’Alpina Raggi poi l’officina Twin Bore, i tanti amici come Francesco e Simone che hanno passato ore e serate intere assieme a me in garage. La RBT Moto. Non posso che ringraziarli. Parte del merito va anche a loro se la mia moto è risultata affidabile, comoda, facile da guidare e sicura. Pronta per un ennesimo viaggio, per l’ennesima avventura su due ruote. Pronta a lasciare tracce indelebili su altre strade su altri panorami nella continua ricerca introspettiva di un mototurista che vuole continuare ad emozionarsi su due ruote. Click! É arrivato il momento di andare.

Story and phographs by Luca G. (Dopato). 
English Translation by Inazuma Luke (Please forgive my English)
© All rights reseved to the author

Detailed full story in Italian and more pics can be found on Distrattamente mototurista where you can contact Luca for any query about his journeys.

9 comments:

BiondaInside said...

Non vorrei vantarmi. Ma lui è un mio amico. Un fantastico amico :))

Anonymous said...

Dopato è mio amico, ma come direbbe lui: ti schifo :-)

Ale said...

Non vorrei vantarmi, ma ho la stessa moto ;)
Per il resto, complimenti Luca/Dopato!

frankie57 said...

Non vorrei vantarmi ma la mia moto e' piu' bella...nonostante tutto..Luca ti ano!!

Giumbolorossonero said...

Each and every time I dive into Luca's fantastic travel, I feel a strange sens of freedom and happiness for sharing friendship with such a person! Bravo Luca, con il massimo rispetto per la tua vera impresa, in solitaria!

ramarro said...

Lo schifatore DOP! Grande Luca!!!

rjng said...

Un grandissimo schifo di viaggio..è chiaro che solo un tossicomane in astinenza può anche solo immaginarlo.Meriterebbe il più alto proscenio,poichè in solitaria,anche una pippa dalle nigeriane.Ti schifo ai massimi.

Schifo said...

Non vorrei vantarmi ma non so chi sia! :D

francesco mil said...

Non ti conosco….. ma sei un Grande!!

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